Caos, caso e complessità.

Vulpiani A.

Relazione generale
VII - Didattica e storia della fisica
Aula GSSI Rettorato - Auditorium - Mercoledì 25 h 15:30 - 16:30
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Un'intelligenza che, per un dato istante, conoscesse tutte le forze di cui è animata la natura e le posizioni rispettive degli esseri che la compongono, se per di più fosse abbastanza profonda per sottomettere questi dati all'analisi, abbraccerebbe nella stessa formula i movimenti dei più grandi corpi dell'universo edell'atomo più leggero così scriveva Laplace nel 1814. Dopo Poincaré, con il suo lavoro sul problema dei tre, sappiamo che non può esistere un matematico tanto bravo (neanche in versione supercalcolatore): le irregolarità che osserviamo possono essere dovute ad una proprietà intrinseca del sistema: il caos. Il modo giusto di impostare il problema è: assunto il carattere deterministico di un fenomeno, cosa possiamo dire a partire da una condizione iniziale con una piccola incertezza? Negli anni 60 del ventesimo secolo il meteorologo Edward Lorenz capì che un comportamento irregolare e impredicibile può essere dovuto al caos deterministico: anche se (ipoteticamente) l'evoluzione dell'atmosfera fosse descritta da solo tre variabili, ugualmente, in presenza di caos, non saremmo in grado di fare previsioni dopo un certo tempo. Il comportamento caotico non è un fatto eccezionale, bensì la regola e è stato riscontrato in molti sistemi naturali. La scoperta del caos ci costringe ad un ripensamento critico di alcune dicotomie come determinismo/probabilità e semplice/complesso, e soprattutto a riconsiderare il ruolo dei modelli matematici nella descrizione della realtà. Sarebbe molto più semplice se anche nel mondo della politica e dell'economia ci fosse la consapevolezza che semplici sistemi non lineari non possiedono necessariamente semplici proprietà dinamiche e che la fiducia in algoritmi automatici non è sempre ben riposta.

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